“Non sei abbastanza, avresti dovuto fare di più”: la voce del critico interiore. Le pratiche di Mindful Self Compassion, come rimedio
La voce del critico interiore l’abbiamo tutti. Suona come una voce interna, anche se non sempre viene riconosciuta come tale. È la voce che dice:
“Non sei abbastanza.
Avresti dovuto fare di più.
Non sei capace.
Tutti ci riescono tranne te.
Se ti vedessero davvero, saprebbero quanto sei inadeguata/o.”
Questa voce ha una caratteristica insidiosa: parla con il tono della razionalità. Non urla — ragiona. Non insulta apertamente — analizza. E proprio perché sembra ragionevole, le crediamo. Pensiamo che stia dicendo la verità. Pensiamo che i suoi giudizi siano fatti.
E il critico interiore non è la voce della verità — è la voce della paura. La paura di essere rifiutati, abbandonati, non amati. La stessa paura che, da bambini, ci ha fatto costruire l’illusione di poter diventare abbastanza bravi da meritare l’amore.
Il problema è che questa voce, a furia di ripetere il suo messaggio finiamo per crederci. Pensiamo che quella voce critica siamo noi.
Non è un nemico da sconfiggere — è una parte di noi che ha imparato a proteggerci nell’unico modo che conosceva. Lo scopo — apparente — è di insegnarci qualcosa. Come ci si comporta, che cosa avremmo dovuto dire o fare. E’ un attimo passare dal sereno al rimprovero. Come una pioggia battente estiva che si scatena all’improvviso e non ci sono ripari per quell’acquazzone interiore che ci colpisce, proprio perché quella voce è la nostra ed è dentro di noi.
Il risultato però è solo una brusca perdita di compassione nei nostri confronti. Abbiamo sbagliato e, per i nostri errori, non ci sono le scuse e le giustificazioni che offriamo agli altri
L’illusione che la mente critica nutre è sempre la stessa: che il rimprovero ci metterà al sicuro dal ripetere l’errore. In realtà, ogni attacco ci fa sentire più incerti e insicuri. Stiamo letteralmente attaccando noi stessi — e il corpo risponde come se fossimo sotto attacco.
Inoltre quando il sistema di minaccia è cronicamente attivato, il sistema calmante si spegne. Non possiamo sentirci al sicuro e in pericolo allo stesso tempo. Così l’autocritica non solo ci ferisce nel momento, ma ci priva delle risorse interne di cui avremmo bisogno per riprenderci.
Le ricerche di neuroscienze mostrano che l’autocritica crea paura del fallimento, che porta a procrastinazione e evitamento. L’autocompassione (Self Compassion) crea sicurezza psicologica, che porta a maggiore motivazione intrinseca e resilienza dopo gli errori.
L’autocompassione (Self Compassion) ci permette di guardare i nostri errori più chiaramente, proprio perché non siamo più in modalità difensiva. Quando non abbiamo paura di essere attaccati (da noi stessi), possiamo vedere con più lucidità cosa è successo e cosa fare diversamente.
Come prenderci cura di questa di questo critico interiore?
-Possiamo cambiare la relazione che abbiamo con lui.
-Ascoltarlo senza credergli.
-Riconoscere la paura sotto il giudizio.
-Possiamo, piano piano, offrirgli quello che ha sempre cercato di procurarci attraverso la critica: la sicurezza di essere degni di amore. Un amore incondizionato.
In questo incontro esploreremo insieme cosa succede davvero nel nostro corpo e nel nostro cervello quando ci critichiamo : questa comprensione può essere il primo passo verso qualcosa di diverso attraverso le pratiche di Mindful Self Compassion.
“La voce del critico interiore: non sei abbastanza, avresti dovuto fare di più. Le pratiche di Mindful Self Compassion come rimedio” condotto da Elisa Roda Psicologa e Psicoterapeuta
Lunedi 12/10/2026 ore 20.30 –
Sala Consiliare Falcone e Borsellino – Via Battindarno, 123 Bologna
Prenotazione richiesta: elisaroda.psicoterapeuta@gmail.com
oppure whatsapp 338 9893594